UNA PELLE PIÙ GIOVANE, SENZA SCENDERE A PATTI COL DIAVOLO.

Ogni mattina davanti allo specchio, mentre applichiamo la nostra crema anti age, constatiamo rassegnati che sul viso ci sono più macchie e rughe di qualche anno prima. Gli inestetismi cutanei non piacciono a nessuno. Sono sintomo di invecchiamento e noi pur di non notare il segno degli anni che passano stringeremmo volentieri la mano al diavolo come fece Dorian Gray nel celebre romanzo di Oscar Wilde.

Forse non è necessario spingersi tanto in là, una ricerca condotta nel Paese del Sol Levante ha scoperto l’elisir di lunga giovinezza.

Dall’Università di Tokyo una sorprendente scoperta.

Un recente articolo pubblicato a inizio aprile sulla celebre rivista Nature ci informa sui segreti del ringiovanimento cutaneo e le possibili misure da intraprendere per contenere il fenomeno.

Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di biologia, istituto di Ricerca Medica delle cellule staminali di Tokyo da Nan Liu e dai suoi colleghi ricercatori. I risultati della ricerca hanno portato alla luce il meccanismo con il quale la pelle si rinnova selezionando le cellule più giovani e forti e scartando quelle vecchie e compromesse. Tali risultati hanno portato inoltre alla scoperta di alcune molecole capaci di stimolare il processo di rinnovamento cellulare.

La pelle questa sconosciuta.

Prima di andare a descrivere il lavoro svolto da Nan Liu, è necessaria una premessa sulla struttura della cute con la quale dobbiamo familiarizzare perché come diceva Sun Tzu nell’“arte della guerra”: “Se conosci il tuo nemico e te stesso, allora la tua vittoria è sicura” e, visto che la nostra pelle quando invecchia diventa anche nostra nemica sarà meglio dare un’occhiata veloce ai concetti chiave.

La pelle è l’organo più vasto del nostro organismo. È costituita esternamente dall’epidermide, sorretta dal derma che a sua volta è appoggiato sull’ipoderma, ossia la parte più profonda.

L’epidermide, che a noi interessa particolarmente perché è qui che si manifesta l’invecchiamento cutaneo, è composta dai cheratinociti. I cheratinociti sono organizzati in strati, come riportato in Figura 1.

Il meccanismo dei cheratinociti e il ricambio delle cellule cutanee.

Lo strato più profondo a contatto col derma è detto strato basale o strato germinativo. Qui i cheratinociti formano un singolo strato di cellule non differenziate, o staminali, in stato di rapida proliferazione. Superiormente allo strato basale troviamo lo strato spinoso. Qui le cellule prodotte dallo strato basale intraprendono il processo di trasformazione in cheratinociti. Lo strato granuloso, che segue lo spinoso, è costituito da cheratinociti differenziati e maturi. Lo strato più esterno dell’epidermide è lo strato corneo. In questo strato i cheratinociti sono diventati ormai uno strato di cellule morte dette corneociti, la nostra barriera principale contro le aggressioni esterne. Il ciclo completo che permette a un cheratinocita di migrare dallo strato basale al punto estremo dello strato corneo dura più o meno trenta giorni e permette un costante ricambio delle cellule cutanee.

Figura 1: Composizione e struttura della pelle.

 

Cellule staminali e la salute degli strati esterni della pelle.

Concentriamoci ora sulle cellule staminali dello strato basale. È a loro che dobbiamo il ricambio cellulare e quindi la salute degli strati esterni della pelle. Tuttavia, man mano che invecchiamo, vi è un esaurimento o una senescenza delle cellule staminali stesse che si traduce in un declino della loro capacità di rinnovamento. Di conseguenza la pelle si assottiglia, diventa più fragile, assume una pigmentazione incostante e ritarda la cicatrizzazione a seguito di una ferita. Il nostro corpo è in grado di eliminare le cellule staminali ormai compromesse grazie ad un meccanismo di competizione in cui le cellule più giovani e forti riescono a sostituire quelle più deboli e vecchie.

Questione di selezione naturale che come diceva Charles Darwin è: “una legge generale volta all’avanzamento, quindi alla moltiplicazione e alla variabilità, di tutti gli esseri viventi, che lascia vivere il più forte e morire il più debole”.

Le cellule dello strato basale in rapida replicazione sono agganciate ai cheratinociti dello strato spinoso con delle strutture chiamate emidesmosomi. Si è notato che alcune componenti degli emidesmosomi, come il collagene tipo XVII, sono carenti nella pelle invecchiata. Questa nozione ha incuriosito Liù e collaboratori che hanno deciso di studiare il coinvolgimento del Collagene XVII, o COL17A1, nel processo di selezione naturale delle cellule staminali dello strato basale che abbiamo descritto poco fa: se COL17A1 e ridotto nella cute invecchiata allora deve essere importante per la salute della cute giovane.

Per dimostrare la loro ipotesi Liu e gli altri ricercatori. hanno effettuato degli studi su topi da laboratorio. Effettivamente COL17A1 è ridotto nella cute invecchiata dei topi da laboratorio, mentre è più elevato nella pelle più giovane. La riduzione è conseguenza di una instabilità degli emidesmosomi legata alla proteolisi del COL17A1. La degradazione del COL17A1 è attribuita ad un accumulo dovuto all’invecchiamento di danni a carico del DNA causati da agenti ossidanti o radiazioni ultraviolette.

Liu e collaboratori si sono inoltre preoccupati del destino delle cellule appartenenti allo strato basale di quelle epidermiche. All’invecchiare degli animali da laboratorio le cellule staminali dello strato basale ad alto contenuto di COL17A1 soppiantano quelle a basso contenuto di COL17A1 per eliminare quelle cellule che ormai non sono più in grado di mantenere la pelle giovane. La competizione tra cellule è proprio scatenata dai loro diversi livelli di Collagene tipo XVII. Le cellule a basso livello di COL17A1 vengono “sconfitte” quando circondate da un numero sufficiente di cellule ad alto livello di COL17A1 e di conseguenza espulse dalla pelle. Questo meccanismo permette alla pelle di scartare in maniera specifica le cellule responsabili del suo invecchiamento.

Ma come fa questo componente degli emidesmosomi, COL17A1, a determinare quali cellule devono essere mantenute nello strato basale e quali devono essere espulse? La risposta è molto semplice. Alti livelli di COL17A1 stimolano una replicazione delle cellule staminali al livello dello strato basale. Più cellule staminali nello strato basale con alti livelli di COL17A1 coincidono con una pelle più giovane come abbiamo precedentemente stabilito. Le cellule con bassi livelli di COL17A1 invece, sono costrette ad una replicazione perpendicolare allo strato basale, ovvero le cellule si divideranno soltanto nella direzione degli strati esterni della cute fino a morire nello strato corneo. In questo modo i livelli di COL17A1 si mantengono alti e la pelle sana e giovane (Figura 2).

Tuttavia, questo meccanismo di difesa contro l’invecchiamento non è eterno. I livelli di COL17A1 sono destinati a diminuire con l’invecchiamento riportandoci ai soliti problemi di una cute che ha visto passare troppe stagioni.

Figura 2: Il meccanismo di competizione delle celle staminali dello strato basale. Dall’alto verso il basso, le cellule con alti livelli di COL17A1 si replicano velocemente nello strato basale, mentre quelle a bassi livelli di COL17A1 iniziano a replicarsi perpendicolarmente ed a dirigersi verso gli strati più esterni della cute per poi andare a morire nello strato corneo.

 

La soluzione in un composto organico naturale.

Non c’è da perdersi d’animo. Liu e collaboratori hanno trovato due composti chimici in grado di stimolare l’espressione di COL17A1 nei cheratinociti, uno dei quali ampiamente disponibile: l’apocinina.

L’apocinina, è un composto organico naturale, isolato da una varietà di fonti vegetali, studiato per le sue diverse proprietà.  Tra queste, l’Apocinina vanta un’importante capacità antiinfiammatoria tale da prevenire e agire sulla formazione di radicali liberi, i maggiori responsabili del meccanismo di attacco esterno alla nostra barriera cutanea.

Abbiate fede, la ricerca dell’Università di Tokyo sta arrivando anche in Italia, così che la prossima volta che vi guarderete allo specchio potrete applicare una nuova crema antiage che stimolerà la vostra pelle a mantenersi giovane, altro che patti col diavolo!

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Bibliografia:
1. DeGregori, Ganna Bilousova & James. How skin eliminates unfit cells. s.l. : Nature, 2019. p. 318-319. Vol. DLXVIII.
2. Burns, T., et al. Rook’s Textbook of Dermatology. s.l. : Blackwell Publishing, 2010. p. 58.1- 58.59. Vol. III.
3. D’Agostinis, G., et al. Manuale del Cosmetologo. s.l. : Tecniche Nuove, 2007. p. 196-224. Vol. I.
4. Liu, N., et al. Stem cell competition orchestrates skin homeostasis and ageing. s.l. : Nature, 2019. p. 344-350. Vol. DLXVIII.